Apnea ostruttiva del sonno: di cosa si tratta?

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La sindrome dell’apnea notturne, o in termini medici Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno (OSAS – Obstructive Sleep Apnea Syndrome), è una patologia cronica molto diffusa e poco conosciuta, che porta il soggetto a subire ripetute interruzioni dell’attività respiratoria durante il sonno. Spesso il paziente non si accorge di smettere di respirare – le apnee con completo arresto del respiro o arresto parziale durano dai 10 secondi ai 2 minuti – ma queste interruzioni possono presentarsi anche un centinaio di volte a notte, creando non pochi problemi.

I sintomi dell’apnea ostruttiva del sonno

Il paziente che soffre di questa malattia cronica presenta alcuni sintomi specifici evidenziati nel momento del sonno; è importante ricordare che non è necessario siano presenti tutti questi segnali per far sì che si tratti di OSAS:

  • russare pesistente a causa dell’ostruzione del respiro;
  • risvegli frequenti con sensazione di soffocamento;
  • necessità frequente di urinare;
  • eccessiva sudorazione;
  • bocca asciutta al risveglio e sensazione di gola irritata.

Durante la giornata successiva, il paziente potrà notare altri indizi di spossatezza:

  • sonnolenza persistente;
  • stanchezza eccessiva;
  • cefalea mattutina;
  • difficoltà nella concentrazione e ridotta capacità di memoria;
  • umore altamente variabile.

Laddove si fossero riscontrati alcuni di questi sintomi, è altamente consigliato un controllo accurato e approfondito dopo aver parlato col proprio medico curante. Questa malattia cronica può comportare gravi effetti collaterali sulla salute se ignorata, come diabete, depressione, ipertensione e cardiopatie.

Le cause dell’apnea ostruttiva del sonno

Le cause che portano all’esternazione di questa malattia possono essere fisiologiche o legate a fattori comportamentali che aumentano le probabilità di una ostruzione alle vie aere

e superiori. Questi sono alcuni dei fattori:

  • il rilassamento eccessivo dei muscoli della lingua e del collo (e quindi anche l’uso di rilassanti o sedativi che creano il rilassamento);
  • dimensioni maggiori di lingua e tonsille rispetto all’ampiezza delle vie respiratorie;
  • il sovrappeso o l’obesità;
  • il consumo eccessivo di alcool;
  • soffrire di reflusso gastroesofageo.

apnea ostruttiva del sonno

Avere una diagnosi ufficiale della sindrome delle apnee notturne è comunque possibile tramite l’esecuzione di test specifici.

Diagnosi: il test della polisonnografia

Per essere certi di soffrire di OSAS bisogna effettuare diverse visite di controllo, per controllare le eventuali conseguenze delle apnee notturne su altri apparati come l’apparato respiratorio, il cardio-circolatorio e il sistema neurologico. Solo successivamente  si passerà ad effettuare il test del sonno per registrare i parametri durante la fase rem: il più comune di questi è la polisonnografia.

La polisonnografia è appunto un test che diagnostica i disturbi del sonno, registrando le onde cerebrali, il livello di ossigeno nel sangue e la frequenza cardiaca. Effettuato nella fascia oraria in cui il paziente dorme abitualmente, vengono installati dei sensori in diverse parti del corpo per poter permettere a un tecnico di monitorare i cicli del sonno e controllare alcuni fattori.

È possibile effettuare questo test in ospedale, in un centro specializzato del sonno e, in alcuni casi, anche a domicilio.

Terapie da attuare contro l’apnea ostruttiva del sonno

Dopo aver individuato il problema e aver accertato che si tratta di OSAS, esistono alcune terapie da poter compiere per ridurre le cause che portano allo scatenarsi delle apnee:

  • Terapia posizionale: con un dissuasore, si evita che il paziente assuma una posizione supina durante il sonno;
  • Terapia chirurgica: si effettua un intervento chirurgico sulle vie aeree superiori, lì dove si trova il problema di otturazione;
  • Terapia protesico-ortodontica: nel caso in cui il problema derivi dall’errata posizione della mandibola, il paziente dovrà utilizzare degli apparecchi ortodontici per ridurre l’ostruzione;
  • Terapia comportamentale: il paziente dovrà seguire un programma di alimentazione (utile anche per chi soffre di reflusso gastroesofageo) e attività fisica per ridurre il peso, eliminare alcool e ridurre il fumo nella vita quotidiana.

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